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PNRR, Perciaccante: «C’è il rischio di nuove incompiute in Calabria»

“Preoccupa l’aumento dei costi delle materie prime, fino al 35% in sei mesi. Se non partono i cantieri potremmo essere costretti a mettere i dipendenti in cassa integrazione”.

E’ l’allarme del vicepresidente nazionale di Ance e responsabile del Comitato per il Mezzogiorno e le Isole Giovan Battista Perciaccante che, intervistato dalla giornalista Luana Costa di LaC aggiunge “abbiamo aggiornato il prezzario regionale ed oltre a questo aumento medio è venuto fuori un problema più grosso: i progetti già redatti ora non si riescono a mandare in appalto perché le gare vanno deserte.

Tante opere, alcune anche a Roma sono state mandate in gara ma sono andate deserte. Non ha risposto nessuno – precisa ancora – perché non si può pensare di mandare in appalto lavori con prezzari del 2017. Un’azienda in queste condizioni non può partecipare. È un periodo di grande confusione- nonostante il grande lavoro che ci aspetta. Abbiamo da spendere 82 miliardi nel Mezzogiorno d’Italia e non possiamo permetterci assolutamente di perdere queste risorse. Questi soldi vanno spesi e vanno spesi bene». Inoltre, secondo il presidente Perciaccante, non sono nemmeno sufficienti i fondi messi a disposizione dal Governo con un nuovo fondo a compensazione dell’aumento dei prezzi delle materie prime per le opere indifferibili: «Non sono sufficienti, il problema è proprio questo. Per ora è stato stanziato un miliardo ma solo le opere che ha in cantiere Ferrovie dello Stato e Anas valgono miliardi. Si può mai pensare di far fronte ad aumenti pari al 35% con un miliardo?» si domanda ancora.

«Noi siamo pronti, abbiamo investito anche nelle nostre aziende in attrezzature e personale. Siamo fiduciosi ma ora iniziamo ad avere paura. Nonostante questa mole di lavoro si rischia di mettere le persone in cassa integrazione perché non partono i cantieri». L’associazione che riunisce i costruttori edili avanza una proposta: quella di ridurre gli interventi previsti nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza. «Invece di realizzarne dieci se ne prevedano sette ma queste opere vengano messe in appalto con i prezzi aggiornati in modo che i lavori possano essere realizzati e possano essere portati a termine».

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