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Allarme ANCE Calabria crisi settore edile

Il recente aggiornamento del rapporto di Bankitalia sull’economia della Calabria ed i dati forniti nei giorni scorsi dalla Banca di Credito Cooperativo del Mediocrati certificano ancora una volta il perdurare di una situazione estremamente difficile e drammatica per tutto il settore delle costruzioni. Purtroppo ancora una volta, ha dichiarato il Presidente di Ance Calabria Francesco Berna, sono costretto a dover sottolineare con grande preoccupazione come, diversamente da quanto succede negli altri settori economici, quello delle costruzioni continui a registrare indicatori costantemente negativi sia sotto il profilo dell’occupazione che del rilancio degli investimenti.

Per comprendere gli effetti di questa lunga e perdurante crisi dell’edilizia in Calabria, basta evidenziare – ha aggiunto Berna – come negli ultimi dieci anni, sulla base dei dati elaborati dal nostro Centro Studi, le imprese di costruzioni in Calabria si siano vertiginosamente ridotte perdendo circa 3000 unità rispetto al dato del 2008 con un crollo degli investimenti pubblici, la fortissima riduzione del numero e del valore dei bandi per lavori pubblici, si è passati da 1miliardo 862 milioni di euro del 2008 ai 358 milioni del 2017 e, cosa più drammatica ancora , il settore ha perso, nello stesso periodo, 24 mila occupati.

A tutto ciò si aggiunge la forte riduzione della spesa in conto capitale dei nostri Enti locali che, dopo la drastica riduzione già registrata nel 2017 con un meno 52% rispetto al 2016, anche nel primo semestre di quest’anno, evidenzia una ulteriore contrazione del 22,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Negli ultimi dieci anni la flessione è stata del 55% e si è passati dai 495 milioni di euro di investimenti del 2008 ai 273 milioni del 2017.

Ed il trend negativo purtroppo ci viene certificato quotidianamente anche dai dati delle nostre casse edili.

E tutto si verifica nonostante i numerosi programmi messi in campo dalla regione sulle infrastrutture viarie e ferroviarie, sull’edilizia pubblica, sul risanamento idrogeologico, sulla qualificazione sismica ed i trasporti con dotazioni finanziarie particolarmente rilevanti.

2 miliardi 635 milioni di euro per strade ed autostrade di cui 2 miliardi 584 milioni con soggetto attuatore ANAS, 902 milioni di euro per interventi ferroviari con soggetto attuatore RFI, 233 milioni sul dissesto idrogeologico e 366 milioni sull’adeguamento sismico delle scuole con soggetti attuatori comuni e province.

Stiamo parlando di oltre 4 miliardi di euro di investimenti suddivisi fra i vari programmi comunitari, nazionali e regionali che impegnano per un terzo risorse finanziarie del Fondo sviluppo e coesione 2014/2020 e che però non si sono trasformate in progetti esecutivi e, soprattutto, in cantieri.

E’ una situazione che in Calabria non possiamo più permetterci sia per lo sviluppo e la modernizzazione dei nostri territori che per la drammatica situazione occupazionale della regione. Economia e sviluppo che non possono prescindere nei processi di crescita dal ruolo e dall’incidenza di tutta la filiera delle Costruzioni.

Le risorse ci sono, i programmi pure. E’ necessario ed urgente che ANAS, RFI ed Enti Locali (comuni,province e città metropolitana) accelerino procedure ed iter amministrativi per trasformare nel brevissimo periodo sia i programmi che le risorse stanziate, in lavori, cantieri ed attività operative sui territori.

Tutti gli enti che hanno disponibilità di risorse e non le trasformano in cantieri si assumono un’enorme responsabilità nei confronti dei cittadini calabresi !!

Ne va del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

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