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Lavoro, inclusione, benessere le parole chiave della “impresa riformista”

“Adriano Olivetti diceva che le imprese producono merci e servizi che partono per tutto il mondo e ritornano a noi trasformandosi in stipendi, che a loro volta si convertono in pane, vino e casa e restituiscono dignità. Questa lezione deve indurci a guardare al sistema azienda fuori dai luoghi comuni, con un approccio culturale che spinge tutti a migliorarsi, dando valore ad ogni cosa. Oggi parliamo di una visione nuova delle imprese che racconta quanto essa sia un pezzo importante della società”.

Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria Cosenza Fortunato Amarelli nell’introdurre il seminario “L’impresa riformista. Lavoro, innovazione, benessere, inclusione” che rientra nell’iniziativa “Libri per lo sviluppo” che da 15 anni promuove l’Associazione. Al tavolo dei relatori anche il presidente Museimpresa Antonio Calabrò, l’accademico Nuccio Ordine, il presidente Unindustria Calabria Natale Mazzuca ed il direttore Rosario Branda.

Confindustria è consapevole della forte funzione sociale dell’impresa che va oltre la produzione di profitto ed assolve ad una funzione pubblica perché è agente di trasformazione sociale, combatte le disuguaglianze, promuove i processi di innovazione che dall’economia si allargano alla società, determinandone le trasformazioni. “In tal senso le scelte che compie l’imprenditore non devono essere determinate da un fine egoistico ma responsabile: come produrre energia, come smaltire i rifiuti, come creare nuova occupazione”.

Il tema discusso in una gremita sala conferenze dell’Assindustria ha preso spunto dal volume scritto dal direttore della Fondazione Pirelli e presidente Museimpresa Antonio Calabrò che ha parlato di spinte demagogiche e populiste che rischiano di innescare un pericoloso clima anti-imprese, in contrasto con i reali interessi di fondo del Paese. La sua “impresa riformista” è quel soggetto “politico attivo”, che guarda alle policy, ai progetti, alle strategie economiche, sociali, culturali. L’impresa, dunque, come soggetto da ascoltare e coinvolgere, nei suoi processi di costruzione di lavoro e sviluppo.

Il presidente di Unindustria Calabria Mazzuca ha sottolineato la necessità di avere un sistema imprenditoriale responsabile al pari di quello politico che determina scelte e strategie per la crescita, che deve avere sguardo lungo e lungimiranza, che deve riuscire a fare sintesi tra interessi diversi facendosi guidare non dalla superficialità ma dalla bussola della competenza.

Sul rapporto tra mercato e formazione, sull’importanza della scuola e dell’università, del sapere finalizzato alla crescita della persona prima che del lavoratore ha parlato diffusamente l’accademico Nuccio Ordine, ordinario di Letteratura Italiana all’Unical e visiting professor di università internazionali. “Per formare le persone e per ottenere ottima ricerca scientifica non abbiamo bisogno della rapidità imposta dai mercati, ma dei tempi giusti che producono così risultati migliori”.

“Visione e lungimiranza, pazienza e concretezza. La lezione dell’iniziativa Libri per lo sviluppo – sintetizza il direttore Branda – ci suggerisce di non confondere il cortile di casa con l’universo, che il lavoro, il benessere, l’inclusione presuppongono sguardo lungo ed un approccio culturale prima e pragmatico poi per ogni progetto da implementare”.

 

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